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Nuove decisioni del Parco del Po e Collina Torinese: nominato il Vicepresidente dell'Ente (Giorgio Albertino, di Carignano) e adottato il documento sulle Aree contigue del Po

(Settimo torinese, Moncalieri, Castagneto Po, 14 Gen 12) Nella seduta del 13 gennaio 2012 il Consiglio Direttivo dell'Ente Parco ha approvato all'unanimità la nomina di Giorgio Albertino, assessore del Comune di Carignano, a Vicepresidente dell'Ente. il Presidente Giuseppe Bava ha dichiarato che "questa scelta conferma la volontà e capacità dell'Ente di garantire la rappresentatività dei Comuni nel Consiglio al di fuori di logiche esclusivamente politiche o di equilibri istiuzionali, in uno spirito di attenzione primaria alla gestione del territorio". Il Vicepresidente Giorgio Albertino ha espresso soddisfazione a nome dell'area a sud di Torino e dei comuni del territorio intorno a Carignano e Carmagnola, dove sono presenti importanti realtà economiche e di gestione del territorio, quali le attività estrattive e l'agricoltura.

Nella medesima seduta del Consiglio Direttivo è stato inoltre approvato il testo della mozione sulle "aree contigue". Il documento approvato dal consiglio è stato consegnato al Presidente della "Comunità del Parco", Franco Lomater, il quale, nella prossima seduta del 19 gennaio della Comunità, esaminerà le proposte contenute nella mozione, a partire da quelle relative alla vigilanza. Oggi infatti, in base alla nuova legge, l'Ente Parco non può più garantire il proprio servizio ai comuni in quei 10.000 ettari del territorio in cui fino al 31 dicembre i guardiaparco avevano assicurato controllo contro abusi ed illeciti, quali ad esempio la purtroppo diffusa pratica di abbandonare rifiuti, in particolare lungo il Po e i suoi affluenti.

Il Documento sulle Aree Contigue:

Le aree contigue della Fascia Fluviale del Po. Un documento di indirizzo per affrontare i temi gestionali.

La problematica delle Aree contigue inserite nella nuova normativa della LR 19/2009 e s.m.i.costituisce un tema di dibattito che necessita di risolvere alcuni elementi gestionali di primario interesse, in particolare per l'insieme delle aree protette collocate lungo l'asta del Fiume Po.

L'interesse non è solo legato all'attualità della legge, che assegna a queste aree uno specifico ruolo di cerniera e collegamento con le riserve naturali da Lombriasco a Verrua Savoia come per tutto il tratto del Po del Piemonte, ma anche e soprattutto in quanto storicamente in questi terriotori si sono svolte attività gesionali importanti dell'Ente che ha gestito questi territori nel precedente assetto di legge.

Citiamo solo alcuni casi di progettualità che hanno interessato le ex zone naturali di salvaguardia come il Contratto di Fiume del Sangone, le progettualità candidate nel programma Valle del Po coordinato dall'Autorità di Bacino del Fiume Po, le opere realizzate come la ciclostrada del Sangone o le attività di segnaletica e promozione di tutti i percorsi ciclabili del Po, le azioni di vigilanza in particolare sui rifiuti svolte dal servizio di vigilanza, ma anche quelle di attenzione ambientale in senso lato come anche la vigilanza venatoria, le attività di controllo e gestione urbanistica su aree come il Parco del Valentino a Torino, l'area della discarica dell'Oma e Chimica Industriale, o la Discarica di basse di Stura a Torino ed infine il tema del riordino delle attività estrattive, aspetto che ha interessato un comparto collocato per metà della sua estensione proprio in zone di salvaguadia, ora aree contigue. E l'elenco non finisce qui essendoci tante altre attività sviluppate per questi territori.

Oggi si pone l'urgenza di affrontare il tema ed individuare gli strumenti per consentire una continuità operativa per proseguire a valorizzare gli aspetti positivi della presenza dell'Ente, ma anche per dotarsi di nuovi strumenti di intervento che, in particolare, la Regione deve attivare nella fase di predisposizione dei piani e programmi per dette aree. E' evidente che le ricadute gestionali, anche ed in particolare per gli effetti socioeconomici della presenza delle aree protette, hanno efficacia soprattutto nelle aree contigue, dove si possono realizzare i servizi e le attrezzature per la gestione e tutela della stesse aree protette; di qui la centralità e importanza, per lo sviluppo dell'Ente stesso, di tali porzioni importanti del territorio. Le problematiche da affrontare sono diverse e diversificate ed in merito a questo insieme di aspetti l'amministrazione dell'Ente intende aprire una agenda di questioni da affrontare, in primo luogo con l'amministrazione regionale, con un'azione coordinata e unitaria fra organi dell'Ente quali il Consiglio e la Comunità. Pertaltro tale iniziativa risponde precisamente ad una sollecitazione pervenuta dalla Presidenza della Comunità ed intende aprire una serie di quesioni da dibattere con la Comunità stessa e quindi con la Regione Piemonte, per trovare celere soluzione ad alcuni dei temi sollevati ed impostare il lavoro di prospettiva per quelli più complessi.

In ordine gli aspetti che si ritiene debbano immediatamente essere affrontati e risolti riguardano:

1. I contenuti della convenzione sulle attività di vigilanza prevista dalla legge regionale 19/2009, per la quale l'Ente del Po Torinese aveva già predisposto una proposta inviata a tutti Comuni interessati, iniziativa sulla quale la Regione Piemonte ha ricordato come ogni azione necessiti a monte di uno schema quadro regionale da proporre agli Enti Parco ed ai Comuni, anche per definire le attività del personale dell'Ente come ruolo di supporto al territorio a carattere diverso. Su tale aspetto si ritiene che questa convenzione quadro debba essere quanto prima proposta dalla Regione agli Enti interessati dalle aree contigue, in modo da consentire loro di giungere al più presto alle convenzioni con i Comuni, evitando il perdurare dell'attuale situazione dove la vigilanza dell'Ente non ha più alcun titolo ad intervenire. 

2. La questione dell'attività venatoria regolamentata, aziende faunistiche e intervento dei non residenti in questi istituti faunistici. L'introduzione delle aree contigue ha infatti limitato l'intervento venatorio solamente ai residenti e solamente con piani di caccia controllata. Occorre quindi quanto prima aprire un tavolo con gli assessorati Regionali e Provinciali competenti per redigere queste attività di regolamentazione e contestualmente affrontare il tema delle aziende faunistiche, evitando soluzioni ibride dove il territorio venga riclassificato con aree esterne alle aree contigue, di difficile gestione operativa e soprattutto con ricadute su altre attività di controllo e progettuali dell'Ente come per le aree estrattive, che risultano in alcuni casi comprese nel territorio delle aziende faunistiche senza tuttavia essere ovviamente interessate da attività venatorie.

3. La questione della certezza dell'estensione dell'applicazione delle tariffe estrattive, previste dalla normativa finanziaria regionale, a favore degli Enti gestori di aree protette anche nelle aree contigue e non solo alle aree protette. Tale aspetto, è da ricordare, è si fatto salvo dalla legge 19/2009 che conferma l'applicazione delle convenzioni stipulate fra Ente di gestione del parco e società estrattive, senza tuttavia ricomporre un possibile contrasto di legge con l'altra normativa regionale in materia invece finanziaria, che limita appunto la quota a favore dell'Ente Parco alle sole attività comprese in area protetta. Tale aspetto è di vitale importanza per l'Ente di gestione, specie in questa fase nella quale, già durante il 2011, la Regione ha evitato trasferimenti finanziari proprio sulla base di tali risorse che, se però vengono meno a causa di disposizioni regionali in contraddizione fra loro, determinano un grave problema di ordine finanziario.

4. La definizione del ruolo del parere obbligatorio previsto dalla normativa del Piano d'Area della fascia fluviale del Po e che, per il caso delle aree contigue, potrebbe essere messo in discussione dal fatto che per tali are la legge non individua più un soggetto gestore. Su questo tema dei pareri legati ai piani d'area che, è da ricordare, la nuova legge rende obbligatori per tutte le aree protette del Piemonte mentre prima lo era per legge solo per i Parchi del Po, tale attività è da evidenziare come elemento da confermare, anche perchè ha costituito il principale strumento di ruolo e orientamento del territorio della fascia fluviale, senza il quale le diverse attiività rischiano di non essere lette in termini omogenei, delegando la lettura della stessa normativa ad ogni singolo ufficio tecnico dei 35 comuni interessati dal piano. Un'attività che ha rappresentato anche un terreno di confronto sull'utilizzo del territorio e sul paesaggio con un lavoro di cooperazione al miglioramento delle attività progettuali, venendo meno quindi più l'attività di servizio al territorio che non la parte di carattere tecnico burocratico che l'Ente del Parco del Po, aveva sempre gestito tale attività tecnica con tempi e modalità di facilitazione verso il cittadino.

5. La questione della gestione dell'attività forestale, in merito allo svolgimento di sopralluoghi per le funzioni di supporto che il personale tecnico, coadiuvato dai guardiaparco, svolge a favore di soggetti proprietari e aventi diritto di uso di aree boschive nell'attuazione di interventi forestali. Nelle aree contigue precedentemente comprese nelle zone di salvaguardia della fascia fluviale del Po, poichè la L.R. 19/2009 ha fatto salvi i Piani d'Area già approvati, è da ritenere vigente l'art. 3.4 in materia di gestione forestale. Lo svolgimento di sopralluoghi preliminari, su richiesta dei proprietari o degli utilizzatori, viene svolto da diversi anni al fine di consentire ai richiedenti di effettuare gli interventi nel rispetto di tali norme, redigendo a tale scopo un apposito verbale. Inoltre, nei casi previsti dal regolamento forestale regionale, il personale svolge anche azione di supporto nella compilazione del modello di comunicazione semplice da inviare alla Regione Piemonte. 

Aspetti di minore urgenza sono invece rivestiti dalle seguenti questioni:

1. l'inserimento dei territori di area contigua nel piano paesaggistico regionale per garantirne una efficacia rispetto alle attività di pianificazione anche per l'aspetto paesaggistico.

2. la definizione di uno standard regionale di pianificazione delle aree contigue in rapporto con i piani dei territori protetti ovvero prevedendo l'estensione dei piani di area alle aree contigue, certamente con contenuti diversi.

3. la modalità di coinvolgimento delle amministrazioni dei territori delle aree contigue nella Comunità delle aree protette proponendo forme regolamentate di ascolto come proposto dall'ente nello schema di regolamento della Comunità proposto alla Regione.

4. le modalità di realizzazione dei piani e programmi previsti dalla legge con strumenti attuativi quali accordi di programma e delega della Regione agli enti gestori per la loro impostazione ed avvio.

Settimo Torinese, 13 gennaio 2012

Il Consiglio dell'Ente di gestione delle Aree protette del Po e della Collina Torinese

Il Vicepresidente Giorgio Albertino
 
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