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Un giornalismo che non merita questo nome.

La secca smentita del direttore Ippolito Ostellino sulle false informazioni riportate sui giornali locali del chivassese sul tema dei danni arrecati dai Cinghiali.

(Moncalieri, 08 Giu 17) Non bastano tante righe per segnalare l'ennesima notizia falsa a chi segue l'inqualificabile modalità comunicativa che certa stampa chivassese utilizza, ahimè da tanto tempo.

Con l'ultima uscita del 23 maggio "La Voce" ha dato il meglio di se, riportando affermazioni che,  evidentemente, o sono state riprese da qualche microfono molto disturbato nascosto in una sala della Prefettura di Torino, o sono state riportate in modo falso al giornalista autore di questo, chiamiamolo, pezzo. Purtroppo la mancanza di verifica delle fonti ha portato a ritrovare le stesse false notizie anche su la "Nuova Periferia" del 31 maggio.

Infatti su La Voce del 23 maggio scorso chi scrive, sempre senza firmarsi, fa riferimento a quanto avrebbe detto il Direttore del Parco nella riunione tenutasi in Prefettura lo scorso 18 maggio: "(...) Per Ippolito Ostellino i danni recati alle colture nei campi prospicenti all'area parco non sarebbero da attribuire agli ungulati risiedenti all'interno del Parco, visto che il numero di capi abbattuti, con l'applicazione del piano di controllo con l'aiuto dei selecontrollori, è stato esiguo.

Ostellino ha addirittura rilanciato affermando che i buchi nei campi sono provocati dai cani che vengono utilizzati per gli interventi di caccia al cinghiale, visto che all'interno del Parco non ci sono cinghiali. Apriti cielo.(...)"

Come abbiamo riportato nella news del parco del 19 maggio, l'Ente Parco conosce il problema causato dai danni dai popolamenti di cinghiale, che tuttavia nasce da cause presenti soprattutto all'esterno del parco dove una gestione selettiva non oculata, come quella che noi svolgiamo invece all'interno del parco, non viene effettuata, non favorendo così la soluzione del problema, che persiste da tempo. Non è vero che il numero dei capi abbattuti da noi è esiguo, anzi è considerevole considerato anche il numero di operatori da noi utilizzato confrontato con il numero di capi abattuti. E questo è il primo dato falsamente riportato dall'articolista.

Mentre sui cani la questione è molto semplice: tra le tante origini dei danni causati dai cinghiali ci sono i problemi legati alla dispersione di questi connessa all'uso dei cani nelle operazioni di controllo fatte nelle ATC, che fanno si che il cinghiale determini l'espansione dei danni ad una superficie ancora più estesa. Ergo, non sono i cani che fanno danni, ma i cinghiali che dispersi ulteriormente da questi allargano e aggravano i danneggiamenti ai campi agricoli. E' così difficile da capire? Forse a chi ha difficoltà ad ascoltare e da comprendere evidentemente si.

Inoltre le popolazioni di cinghiale nel parco eccome se esistono, ma il problema non si affronta effettuando solo interventi, come noi facciamo con i giusti metodi, nel parco, ma soprattutto cambiando modalità di abbattimento al suo esterno.

Come mai nei Comuni di San Mauro torinese, Gassino torinese, Castiglione e San Raffaele Cimena i danni ci sono lo stesso senza esserci Riserve naturali del parco? Forse notte tempo i cinghiali presi dalla smania di fornire argomenti alla stampa locale cercano in tutti i modi di raggiungere ogni terreno fuori dal parco per dimostrare che il problema è solo il parco? Siamo seri, anche perché alla riunione in Prefettura citata dall'articolo erano anche presenti gli amministratori di Castellamonte e forse i cinghiali da Brusasco farebbero anche gite verso il nord del Piemonte di questa lunghezza? Infatti tutti alla riunione in Prefettura sono stati zitti di fronte a queste considerazioni del Direttore, eccetto il dr. Lupo che ha ben a Sua conoscenza la dimensione e le cause del problema presente su tutto il territorio della Città metropolitana torinese.

Il problema dell'uso dei cani è noto ed è stato anche condiviso nell'incontro avuto con le Organizzazioni agricole e le Associazioni ambientaliste alla sede del parco lo scorso 27 aprile e di cui abbiamo anche qui dato resoconto.

Invitiamo quindi i lettori a fare attenzione alle falsità pubblicate da certa stampa e a seguire  - non i fogli locali  - ma le nostre notizie che sono una fonte sicura perché guidata dall'uso attento delle conoscenze, dell'ascolto e della logica, categorie forse poco conosciute da alcuni in certi territori a nord di Torino.

Ippolito Ostellino

l'Articolo apparso su "La Voce"
 
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