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Pianificare il Po.

Finanziata la stesura dei piani naturalistici grazie alle misure del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) del Piemonte, una delle attività previste dal Piano d'Azione del sito UNESCO MaB CollinaPo.

(Moncalieri, 16 Giu 17)

Tra gli strumenti di pianificazione per le Aree protette sono previsti dalla legge regionale sulle Aree protette del Piemonte del 2009, anche i Piani naturalistici, ovvero gli strumenti per individuare le misure di gestione dei beni naturali, faunistici e della vegetazione presenti nelle Aree protette.

Dopo moltissimi anni di fermo delle attività pianificatorie finalmente per i parchi si riprende una attività in tal senso, anche se il lavoro da completare resta davvero moltissimo.

E' una interessante attività che permette anche di avviare i lavori legati ai temi della pianificazione ambientale delle "core area" della Riserva della Biosfera UNESCO CollinaPo, rispetto alla quale gli obiettivi di qualità nel settore del controllo della qualità del territorio prevedono sia il completamento della pianificazione nell'area del Po, come anche attività che riguardano i territori collinari.

Il 30 Maggio la Regione Piemonte ha infatti approvato la graduatoria delle proposte di strumento di pianificazione, nell'ambito dell'operazione 7.1.2 (Stesura ed aggiornamento dei Piani Naturalistici) del programma di Sviluppo Rurale 2014-2020. Nell'elenco delle domande di sostegno ammesse a contributo, figurano anche quelle relative alla redazione dei Piani naturalistici della Riserva Naturale della Confluenza della Dora Baltea (Baraccone) e della Riserva Naturale della Lanca di San Michele, solo due del pacchetto completo delle Riserve per le quali abbiamo chiesto il finanziamento; tali piani Naturalistici hanno anche efficacia come "Piani di gestione" che è lo strumento previsto per i territori classificati SIC (Siti di Interesse Comunitario) ai sensi della Direttiva europea rete Natura 2000.

Il contributo regionale complessivo per la redazione dei due Piani ammonta ad € 87.146,38 per una superficie totale delle due aree da gestire di 1.852 ha. Si tratta in ogni caso di un grande risultato innanzi tutto il frutto di un serio e impegnativo lavoro tecnico condotto dal gruppo interno istituito nell'Ente e composto dai colleghi delle aree tecnica e di vigilanza.

Nei prossimi giorni questo gruppo di lavoro interno dell'Ente Parco sulla Biodiversità avvierà le attività di indagine e ricerca, anche in collaborazione con soggetti esterni di provata competenza, che dovranno portare alla stesura di tali documenti, i quali dovranno necessariamente essere coerenti con gli strumenti di pianificazione territoriale e di gestione già vigenti sul territorio (ad esempio il Piano di assetto idrogeologico e il Piano d'Area).

Il materiale di partenza sarà rappresentato dalla documentazione tecnico-scientifica pregressa esistente, quali il Pano di gestione forestale, le attività condotte con le borse di studio finanziate dall'ente parco anni fa, il progetto Masterplan Po dei Laghi, il progetto su piattaforma inaturalist denominato "Riserva della Biosfera Collina Po", oltre ai monitoraggi della biodiversità dei laghi di cava e degli anfibi presenti.

L'obiettivo sarà prioritariamente la tutela della biodiversità mediante azioni volte a salvaguardare gli habitat e le specie che necessitano di urgenti misure di conservazione; a tale fine saranno analizzati i punti di forza da mettere in evidenza e di debolezza da prevenire e/o ridurre, che potrebbero incidere sullo stato di conservazione dei Siti natura 2000 e delle Aree Naturali Protette.

La predisposizione dei piani dovrà prevedere anche contestuali azioni di sensibilizzazione quali convegni, tavoli di lavoro aperti, redazione di una mappa di comunità ed eventuale attivazione di borse di studio finalizzate alla ricerca ed informatizzazione dei dati raccolti.

Anche sul fronte della gestione la stesura dei piani sarà occasione per esplorare modalità di cooperazione in particolare proprio con le azione agricole e le attività rurali per individuare soluzione concrete per attuare gli interventi che saranno previsti dai piani. Questo è un aspetto fondamentale in quanto troppo spesso la pianificazione ambientale nel nostro Paese è scollegata totalmente da quelli che in urbanistica sono chiamati strumenti attuativi, rinviando alle sole attività di utilizzo di fondi speciali, come quelli europei, l'attuazione delle opere, che in questo caso sono di tipo ambientale e non urbanistico. Un tema generale sul quale il parco porterà il suo contributo innovativo come già è accaduto con l'esempio della cooperazione con le società estrattive per il recupero delle aree di cava.

I piani dovranno essere adottati dall'Ente Parco, previa consultazione con gli enti locali coinvolti e di altri soggetti territorialmente interessati, e saranno poi approvati in via definitiva dalla Regione Piemonte. Il termine per la predisposizione ed adozione è di due anni.

 

Ippolito Ostellino Direttore dell'Ente

Manuela Genesio Gruppo di lavoro Biodiversità

 

 
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