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L'Ente di gestione del tratto torinese del parco fluviale del Po è stato istituito dalla Regione Piemonte nel 1990, contestualmente all'approvazione della legge istitutiva del "Sistema delle aree protette della fascia fluviale del Po", che ha definito la perimetrazione del territorio protetto, la sua classificazione, le misure di salvaguardia.
Nel marzo 1995, il Consiglio regionale ha approvato definitivamente il Piano d'area e ha modificato la legge istitutiva, procedendo all'ampliamento del territorio protetto e ad una ridefinizione delle misure di salvaguardia.
Nel corso degli ani 1995-2000, l'Ente si è dotato di una sede (ristrutturata ed ampliata nel corso di questi ani) e di personale. Il personale attualmente alle dipendenze dell'Ente è, in ogni caso, ben al di sotto delle esigenze legate alla quantità e complessità dei compiti istituzionali e copre solamente il 50% della pianta organica, approvata da parte della Regione Piemonte. La quantità e complessità dei compiti istituzionali e gestionali dell'Ente - correlata alla complessità ed estensione del territorio sottoposto a tutela - è ampiamente nota alla Regione Piemonte ed è stata recentemente confermata dalle risultanze degli studi del Nucleo di valutazione regionale.
Principali attività e risultati conseguiti (anni 1995-2000):
- allestimento sede;
- adozione Piani d'area riguardanti le aree inserite all'interno del territorio protetto con la L.R. n. 65/95 (ampliamenti lungo la fascia fluviale del Po, aste fluviali del torrente Sangone, della Dora Baltea, della Stura di Lanzo). I piani d'area, completata la fase delle osservazioni e delle controdeduzioni, sono attualmente all'esame dei competenti organismi ed uffici regionali.
- Definizione di modalità di lavoro, sia interne - attraverso ufficio tecnico, commissioni, consulenze esterne - sia esterne, in collegamento con enti locai ed istituzioni, finalizzate all'espressione dei pareri di competenza, all'acquisizione di conoscenza e di capacità di lettura del territorio protetto, di "consulenza" ed indirizzo nei confronti delle amministrazioni locali e di soggetti pubblici e privati
- Gestione dell'attività estrattiva. Le problematiche connesse con l'attività estrattiva rappresentano uno dei maggiori elementi di criticità del territorio protetto. All'interno del gruppo di lavoro interassessorile (che riunisce i competenti servizi regionali, le amministrazioni locali, l'Ente di Gestione) sono state definite modalità e procedure per giungere alla definizione ed approvazione dei progetti di sistemazione definitiva degli ambiti interessati da attività estrattiva ed a definire i contenuti delle Convenzioni previste dalle Norme di attuazione del Piano;
- criteri per la gestione, per quanto di propria competenza legate all'applicazione della legge Galli e s.m.i.,
- prima definizione di una rete di piste ciclabili, di centri visita, di materiale di informazione e di divulgazione, di bacheche informative
- iniziative nel campo dell'attività didattica, rivolte alle scuole;
- il collegamento con il sistema nazionale ed europeo delle aree protette.
Riteniamo opportuno che le linee future di iniziativa dell'Ente di gestione siano strettamente collegate e riprendano gli orientamenti espressi dal Consiglio direttivo uscente, elaborati progressivamente nel corso dei cinque anni circa di vita dell'Ente. Pur in un contesto di notevoli difficoltà (ritardo nell'insediamento del Consiglio direttivo, assenza di personale, provvisorietà della sede, presso gli uffici regionali) l'Ente di gestione è andato progressivamente acquistando competenze, legittimazione e consapevolezza dl proprio ruolo, all'interno delle politiche ambientali e territoriali della Regione Piemonte e degli enti locali.
Queste linee possono così riassumersi:
- attenzione privilegiata per un ruolo "tecnico" dell'Ente, ente strumentale della Regione, con obiettivi e finalità di tutela, salvaguardia e gestione coordinata della fascia fluviale del Po, secondo indicazioni (quali il Piano d'area) che discendono dalla partecipazione delle amministrazioni e popolazioni locali, all'interno di un processo integrato e coordinato di pianificazione;
- rilevanza del ruolo dell'Ente, attraverso l'applicazione delle Norme di Piano, nel campo degli interventi di modificazione, ripristino e trasformazione del territorio protetto, attraverso la verifica della loro conformità al Piano e attraverso un ruolo di indirizzo e di consulenza da parte dell'Ente di gestione;
- l'Ente di gestione quale espressione di una comune volontà delle popolazioni locali verso una "politica" del fiume e delle sue sponde. Collaborazione, in questo senso, con la Regione, con le amministrazioni locali con le principali realtà che operano sul fiume per raggiungere gli obiettivi indicati dalla legge istitutiva e dal Piano d'area; - individuazione di alcune "emergenze " ambientali, rispetto alle quali - sempre nel quadro di una collaborazione con regione e amministrazioni locali - occorre promuovere interventi e iniziative;
- riconoscimento dell'importanza dell'attività agricola lungo l'asta fluviale del Po; significatività delle indicazioni di Piano che affidano a strumenti consensuali e a incentivi ogni politica tendente a una maggiore compatibilità dell'attività agricola rispetto alle finalità istitutive dell'area protetta; esigenza di uno stretto raccordo tra le indicazioni di piano e le politiche regionali in materia agricola;
- riconoscimento dell'importanza dell'attività didattica, scientifica e di ricerca e divulgativa dell'Ente;
- riconoscimento dell'importanza, nel contesto delle diverse opzioni di fondo individuate dal Piano, della organizzazione delle reti di fruizione, dei percorsi ciclopedonali, dell'attenzione alla qualità ambientale, della definizione e della promozione di una immagine del fiume;
- coordinamento della pianificazione dell'area protetta con la pianificazione e gli studi dell'Autorità di bacino;
- collaborazione, con le altre amministrazioni, nel quadro della ricostruzione post-alluvione e nel quadro di un complessivo assetto idraulico e geomorfologico del corso d'acqua, in grado di garantire sicurezza per le popolazioni e tutela e riqualificazione ambientale;
-stretto raccordo e coordinamento con gli Enti di gestione dei tratti cuneese e alessandrino-vercellese del "Sistema", nel quadro di una gestione unitaria del Po piemontese e dei suoi affluenti.
Un contesto di sviluppo ecocompatibile, che investe riflessioni e decisioni collettive: presenza dell'uomo e dei segni della sua attività e delle sue culture; esigenza di salvaguardare la sicurezza degli abitati e delle infrastrutture; tutela e conservazione del fiume e degli ecosistemi acquatici; esigenza di una rigorosa tutela della biodiversità; necessità di una accorta politica di ripristino ambientale; percezione delle ripercussioni dei mutamenti climatici in atto sul pianeta; rilevanza delle problematiche legate ai fenomeni alluvionali e alla dinamica evolutiva del fiume.
In questo contesto, l'Ente di gestione intende porsi - a fianco delle amministrazioni e delle popolazioni locali, delle altre istituzioni regionali e nazionali, del mondo scientifico e culturale - come un soggetto e un momento di un consapevole e condiviso processo.
Un progetto collettivo della popolazione piemontese
Un'area protetta , sia pure stabilita con legge, non vive essenzialmente di leggi e di norme, ma all'interno di una cultura e di politica complessiva di tutela, quale progetto complessivo della popolazione piemontese. L'istituzione del Sistema delle aree protette della fascia fluviale del Po ha sempre visti affiancati l'iniziativa di comitati, gruppi spontanei, associazioni, cittadini e l'iniziativa di carattere istituzionale (sia della Regione Piemonte che di molti dei comuni rivieraschi). La realizzazione dei compiti e delle finalità istitutivi non è, pertanto, solamente una sorta di assolvimento ad un mandato istituzionale.
All'interno di un "sistema"
L'Ente di Gestione intende continuare ad operare e riconoscersi come parte di un sistema regionale, nazionale ed europeo di aree protette, di biotopi, di corridoi ecologici. L'Ente conferma, pertanto, la propria partecipazione alla Federazione nazionale dei Parchi ed al Coordinamento dei Parchi del bacino padano e gli accordi di gemellaggio e collaborazione in atto con il Parco del Delta del Po e con l'Hudson River. Per quanto riguarda i rapporti di scambio e collaborazione con i parchi del bacino padano, si conferma l'attenzione per l'estensione di iniziative di tutela, di carattere naturalistico ed ambientale, dell'intero tratto del fiume. Relativamente al sistema dei parchi regionale, l'Ente intende operare per un rilancio dell'iniziativa del coordinamento, come momento necessario di una presenza e di una riconoscibilità delle politiche e dell'attività culturale delle aree protette piemontesi. All'interno di questo coordinamento, l'ente intende operare per incrementare le iniziative comuni ed i momenti di informazione, di verifica del lavoro svolto e delle modalità gestionali con gli Enti di gestione dei tratti cuneese ed alessandrino-vercellese del Sistema delle aree protette della fascia fluviale del Po. Questo coordinamento dovrebbe portare progressivamente - pur nel rispetto dell'autonomia degli Enti - alla costruzione di un'immagine "comune", di produzione di materiali comuni, di indirizzi gestionali comuni.
All'interno di un altro Sistema
Il fiume Po non è certo il "monopolio" di un Ente di Gestione, anche qualora questo sia nato per la tutela naturalistica ed ambientale del fiume. L'Ente, semmai, è stato ed è parte di un complessivo movimento di "scoperta" e riappropriazione del fiume, di attenzione e di partecipazione. Questa attenzione e questa partecipazione riguardano gli aspetti naturalistici ed ambientali, gli aspetti legati alla sicurezza ed alle problematiche idrauliche, le dimensioni culturali, antropologiche e turistiche, ed altre ancora. L'Ente riconosce che l'aumento di questa attenzione favorisce il perseguimento degli obiettivi e delle finalità di tutela che hanno determinato la sua istituzione.
Alcuni aspetti, tra i tanti, si intendono richiamare:
- L'Autorità di Bacino
- Il Progetto Turismo Po
- Il sistema degli Ecomusei
- Il sistema museale
L'Ente attribuisce, pertanto, estrema importanza all'istituzione dell'Autorità di Bacino del fiume Po ed intende collaborare a partecipare alla definizione dei piani e dei programmi dell'Autorità, principalmente operando - insieme agli altri Enti di Gestione delle aree protette del bacino padano - all'interno del Comitato di Consultazione e nelle diverse sedi di dibattito e di confronto, nella convinzione di una stretta interrelazione (del resto riconosciuta della legge n. 183/89 e dalla legge istitutiva dell'Ente) tra le politiche legate alla sicurezza idraulica e quelle legate alla tutela e riqualificazione ambientale del territorio fluviale.
L'Ente ha inoltre partecipato all'istituzione del Progetto Turismo Po, unitamente al Dipartimento Turismo del Ministero degli Interni ed alle Province territorialmente interessate al corso del Po. Il fiume Po può rappresentare una "marca" sotto il profilo turistico: sono la storia e la cultura di questo territorio e la sua qualità ambientale gli elementi fondamentali che possono connotare il fiume Po sotto il profilo turistico, promuovendo un turismo ad alta qualità ambientale e contenuto ecologico.
Gli ecomusei e la cultura materiale. Le iniziative in questo settore (da parte della Provincia di Torino e della Regione Piemonte) sono estremamente qualificate. L'Ente ha collaborato con esse ed intende aumentare questa collaborazione. Il territorio modificato dall'acqua, le modificazioni del territorio per opera degli uomini (con la costruzione sapiente di rogge, m canali, balere), l'uso della forza motrice, significati culture e ruoli dell'uso dell'acqua all'interno del mondo contadino e del lavoro artigiano ed industriale. Si tratta di un patrimonio culturale ed ambientale meritevole di tutela. L'ecomuseo della lavorazione della canapa, l'ecomuseo del Freidano, il sistema delle opere di presa e del canale Cavour.
Il sistema museale. Ormai consolidato è il rapporto con il Museo di Storia naturale di Carmagnola. La presenza di iniziative - di diverso livello, complessità e qualità - è diffusa sull'intero territorio della fascia fluviale del Po e nei comuni vicini. Questa rete è preziosa per il Parco ed il territorio protetto, per il valore delle documentazioni e del materiale conservato, per la passione e la conoscenza delle molte persone, Enti ed istituzioni che permettono la loro esistenza ed attività (un elenco non può che essere estremamente parziale. Il centro cicogne della LIPU di Racconigi, il Parco ed il Castello di Racconigi, i musei torinesi - il Museo di storia naturale, il Museo Don Bosco, il Museo della montagna, ecc.
Il ripristino post-alluvione
Anche in questo contesto, l'Ente intende essere un "pezzo" del sistema regionale e nazionale, impegnato nelle attività di ripristino connessa con l'alluvione dello scorso ottobre, che ha ampiamente interessato il territorio protetto e le attività agricole e produttive insediate lungo la fascia fluviale. All'interno di questo sistema intende concorrere - principalmente con i competenti uffici regionali, con l'Autorità di bacino ed il Magistrato del Po e con le amministrazioni e le popolazioni locali - a definire sia le strategie complessive degli interventi, sia i singoli e puntuali interventi.
Il trasferimento e le deleghe di funzioni agli Enti locali
L'Ente attribuisce significativa importanza alle procedure in atto di trasferimento di deleghe e funzioni in materie connesse con la tutela ambientale e la sicurezza idraulica, la disciplina e l'uso delle acque. L'Ente intende concorrere - sulla base delle proprie competenze, delle finalità e degli obiettivi della propria legge istitutive e dei propri strumenti di pianificazione - alla definizione di queste attribuzioni, nell'ambito delle competenze del Consiglio e della Giunta regionale. Sottolinea, in particolare, la rilevanza dei trasferimenti in materia di demanio fluviale, relativamente alle grandi derivazioni e concessioni d'acqua, relativamente al Magistrato del Po. Auspica che il processo di trasferimento e di delega non faccia venire meno l'esigenza ed il carattere di unitarietà, a carattere di bacino, che debbono assumere le politiche di sicurezza e sistemazione idraulica. Richiama quanto previsto, da tempo, in materia di demanio fluviale e di deflusso minimo vitale ed esigenza di tutela degli ecosistemi tutelati (leggi n. 35/94 e n. 36/94 e s.m.i.)
La legislazione regionale e nazionale
L'Ente sottolinea l'esigenza di rivedere la legge-quadro regionale in materia di aree protette e la legge istitutiva dell'Ente. In merito si richiamano i documenti prodotti, nel corso della precedente legislatura regionale, da parte della Commissione e del gruppo di lavoro assessorile, auspicando che questo processo di revisione avvenga in stretta collaborazione con gli Enti di gestione e sulla base del riconoscimento della rilevanza e della qualità del sistema regionale di aree protette e dei risultati conseguiti. In un quadro di conservazione e conferma degli aspetti principali del quadro normativo, l'Ente suggerisce i punti seguenti: il carattere di "sistema" e di "rete" della tutela ambientale (Parchi ed aree protette nazionali, regionali e provinciali, biotopi, corridoi ecologici, aree contigui, ecc.); il completamento del sistema delle aree protette regionali; la definizione delle procedure per le aree contigue; i diversi livelli di competenze e di gestione (tra Regione ed enti locali), anche attraverso forme di accorpamento e coordinamento tra gli Enti; il completamento dell'adeguamento alla legge-quadro nazionale (soprattutto per quanto riguarda i Regolamenti e i piani di sviluppo sociosostenibile), la "semplificazione" in materia di procedure di pianificazione e di bilancio; una più attenta definizione dei ruoli della Regione; la disciplina del personale; la questione relativa alle indennità ed ai gettoni di presenza (non ulteriormente sostenibile, sia con riferimento ad analoghi Enti strumentali regionali, sia con riferimento alla disciplina normativa delle altre regioni, sia con riferimento alla complessità ed ai carichi di lavoro degli amministratori), Quest'ultimo aspetto è, invece, decisivo, soprattutto alla luce delle caratteristiche peculiari degli Enti di gestione della Regione Piemonte, che si basano sulla collaborazione tra Regione ed enti locali: il Consiglio Direttivo egli amministratori dell'Ente (in ampia maggioranza espressi dal sistema delle autonomie locali e dei soggetti portatori di interessi diffusi) costituiscono, pertanto, il momento di sintesi tra obiettivi e finalità di tutela - espressi nella legge e nella pianificazione e la quotidiana gestione del territorio, unita alla definizione dei programmi e degli indirizzi di questa gestione. La "mortificazione" dei Consigli Direttivi, derivante essenzialmente dalla mancanza di tempo, tende a trasformare, pur in assenza di un'esplicita politica in questo senso, gli Enti di Gestione in "uffici regionali".Ad un quadro di definizione delle reciproche competenza tra amministratori ed uffici occorre pertanto si accompagnino le concrete possibilità, per gli amministratori, di svolgere i propri compiti e ruoli (che altrimenti finiscono per essere tralasciati o "surrogati" dagli uffici).
Relativamente alla legge istituiva dell'Ente (LL.RR. n. 28/90 e 65/95), si richiamano i seguenti aspetti (che, sulla scorta dell'esperienza di questi ultimi anni, si ritengono meritevoli di integrazione):
- il coordinamento delle politiche e dell'immagine del Sistema delle aree protette della fascia fluviale del Po, nel suo complesso,
- la correlazione tra pianificazione e tutela a prevalente carattere naturalistico ed ambientale e quella legata alla sicurezza idraulica ed alla tutela ed uso del suolo
- la tutela della fauna migratoria, legata agli ecosistemi acquatici ed ittica (il fiume Po quale rotta di emigrazione dell'avifauna)
- l'Ente di gestione del tratto torinese quale Ente di Gestione del sistema delle aste fluviali della pianura torinese (il sistema degli affluenti: Pellice, Sangone, Dora Riparia, Stura di Lanzo, Orco, Malone, Dora Baltea), sulla base delle indicazioni di perimetrazione approvate da questo Consiglio Direttivo nello scorso novembre;
- una duplice "valenza" attribuita all'Ente: la tutela del sistema dei corsi d'acqua dell'area metropolitana torinese; la tutela del tratto torinese del complessivo sistema di aree protette della fascia fluviale del Po.
La legislazione: alcune cose da fare subito
Alcuni degli interventi proposti al punto precedente - o relativi a modificazioni normativa - possono essere predisposte attraverso atti quali Circolari o determinazioni o Deliberazioni della Giunta Regionale. Si vedano, ad esempio, la partecipazione dell'Ente di gestione all'interno delle procedure di adeguamento degli strumenti di pianificazione comunale agli indirizzi ed alla norme del Piano d'area o ad altri documenti di piano sovradeterminati a quelli comunali (come è il caso della pianificazione di bacino); le modalità di adeguamento della pianificazione comunale a quella di bacino, all'interno dei territori protetti; il coordinamento tra pianificazione del territorio protetto e pianificazione di bacino, attraverso al predisposizione di un testo unico e di un'unica base cartografica; il supporto alle modalità operative dell'Ente attraverso l'emanazione di Circolari che confermino (o modifichi, se lo si ritiene opportuno, ma - nello stesso tempo - dando uniformità e chiarezza) le modalità procedurali dell'Ente in materia di espressione dei pareri previsti dalle Norme di Piano; alcuni degli aspetti relativi alla gestione del personale.
Un progetto strategico: il progetto Corona Verde
L'Ente di Gestione ha promosso, fin dal 1997, coordinandosi con altri Enti di Gestione di aree protette dell'area metropolitana torinese (La Mandria, Collina di Superga) un progetto di integrazione e strategica visione complessiva del sistema del verde, degli abiti, dei corridoi ecologici, delle aree agricole, delle residenze sabaude e delle principali emergenze architettonici e culturali, il sistema della viabilità, dell'accessibilità e della fruizione dell'area metropolitana torinese. Questo progetto è andato ampiamente sviluppandosi e definendosi nel corso di questi ultimi anni, portando alla definizione di una struttura di lavoro che riguarda - oltre alle aree protette - la Regione Piemonte, la Provincia ed il Comune di Torino. E' attualmente in corso la redazione dello "studio di fattibilità" di questo progetto (all'interno dell'obiettivo 2 del Docup). Il progetto Corna Verde, che riguarda circa cento comuni piemontesi rappresenta, per l'Ente, un progetto strategico di conservazione, tutela e riqualificazione dell'area metropolitana.
La responsabilità verso il paesaggio
La legge istitutiva e le Norme di attuazione del Piano assegnano all'Ente un compito di verifica (attraverso l'esame di progetti e l'espressione di pareri) in merito ai processi in corso di modificazione dello stato dei luoghi, all'interno del territorio protetto. Ma fondamentale, acanto a questo, deve essere l'obiettivo di valutazione dei progetti ed egli intervenenti sotto il profilo della "qualità", con attenzione alle tipologie da adottarsi, ai materiali, al raccordo paesaggistico con il contesto circostante e con gli altri edifici e manufatti, Si tratta di un obiettivo coerente - da definirsi di responsabilità verso il paesaggio , la storia e la cultura di questa regione - da perseguire, pur un riferimento con le Norme di Piano, attraverso l'autorevolezza che l'Ente è in grado di esprimere.
Questa responsabilità verso il paesaggio richiede una notevole attenzione, da parte dell'Ente di Gestione, anche nei confronti delle scelte e delle trasformazioni che sono operate nelle aree limitrofe al territorio protetto.
I principali elementi di criticità
Numerosi sono gli elementi di criticità presenti all'interno del territorio protetto o nelle sue immediate vicinanze, con ripercussioni evidenti o potenziali all'interno del territorio protetto stesso e degli ecosistemi tutelati. La stessa istituzione del territorio protetto della fascia fluviale del Po nasce (soprattutto nell'area metropolitana torinese) con l'intenzione dichiarata - accanto agli obiettivi di tutela, di riqualificazione e rinaturalizzazione - di perseguire obiettivi di bonifica del territorio, di rimozione o mitigazione delle cause di degrado, sia quelle puntiformi e puntualmente individuabili, sia quelle a carattere "diffuso". Tra le prime, alcune sono macroscopiche: l'area fortemente inquinata da pregresse attività industriali e di discarica delle Basse di Stura, in sponda destra in Comune di Torino; la presenza di alcune industrie fortemente inquinanti ed a forte impatto ambientale, quali la OMA e la Chimica Industriale (in comune di Rivalta). Altri e diversi elementi di criticità sono senz'altro rappresentate dalla discarica AMIAT delle Basse di Stura e dai siti ENEA, ex-SORIN ed Avogadro, in Comune di Saluggia (i recenti fenomeni alluvionali hanno riproposto all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale la evidente pericolosità ed i rischi connessi allo stoccaggio di materiali nucleari in questi siti, all'interno di aree esondabili).
Elementi di criticità diffusa sono essenzialmente costituiti, accanto al senso complessivo di degrado che è caratteristico di aree della periferia torinese, dalla proliferazione dei cosiddetti "orti urbani", dalla diffusione di attività improprie (quali rottamazione, depositi di materiali, ecc.), dai segni di numerosi "laghetti", lasciati sul territorio da una diffusa e quasi sempre incontrollata attività estrattiva, che non ha previsto modalità di ripristino e di recupero dei luoghi.. Le Norme di attuazione dei Piani d'area individuano, in molti casi, queste aree e queste attività. Nondimeno, è apparso fino ad ora problematico intervenire con efficacia in questa materia, soprattutto quando debbono essere individuati incentivi economici ed aree per la rilocalizzazione di alcune attività.
Rilevante elemento di criticità è, inoltre, la sottrazione e l'assenza di acqua all'interno dei fiumi e dei torrenti. Due, soprattutto, le realtà maggiormente compromesse: il tratto compreso a valle della derivazione ENEL del Canale Cimena (in Comune di San Mauro), fino alla successiva restituzione ed alla confluenza con i torrenti Orco e Malone; l'effetto di "cumulo" delle diverse derivazioni e sottrazioni d'acqua che interessano il torrente Sangone (quasi tutte nel tratto collocato a monte del territorio protetto).
Altri elementi di criticità
Nel corso della sua attività l'Ente ha costantemente operato con un organico ampiamente sottodimensionato rispetto alla quantità e qualità di lavoro e di iniziative che ha svolto ed è chiamato a svolgere, sulla base dei propri compiti istituzionali. Questo ha comportato, spesso, una difficile "scelta" tra priorità ed iniziative diverse e ritardi nell'attuazione dei programmi previsti. Ha anche comportato il mancato sviluppo di tutte le potenzialità insite nell'istituzione dell'area protetta ed una solo parziale risposta alle aspettative - dei cittadini e delle istituzioni. Soprattutto, le scarse risorse di organico hanno dovuto essere quotidianamente e totalmente impegnate nell'attività quotidiana dell'Ente: questo ha comportato un progressivo venir meno del coordinamento con gli altri due Enti di gestione del Po piemontese, della difficoltà di un raccordo e di un coordinamento con le altre aree protette presentin all'interno della Regione, l'impossibilità di seguire e partecipare al dibattito nazionale in materia di aree protette. Pur essendo particolarmente accentuata per questo Ente - come ampiamente dimostrano gli stessi dati del Servizio regionale - si tratta di una situazione che è andata sviluppandosi all'interno degli Enti piemontesi.
Il riconoscimento della qualità del lavoro svolto
Il nuovo Consiglio Direttivo, che si appresta a deliberare ed approvare questo programma, pur in larga parte rinnovato, esprime il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dal Consiglio Direttivo che lo ha preceduto, che ha posto le basi dell'Ente e della sua attività, ne ha strutturato l'ossatura e le linee di intervento, fino a portarlo a fare parte, con riconosciuta autorevolezza, del quadro istituzionale e culturale della nostra Regione. Il Consiglio Direttivo si riconosce negli indirizzi, nelle priorità e nelle linee di intervento e nell'immagine dell'Ente. In particolare intende confermare alcuni degli atti principali di indirizzo espressi dal precedente Consiglio Direttivo: le modalità di espressioni dei pareri e la costituzione della Commissione tecnica; la costituzione di un'apposita e straordinaria Commissione tecnica per la valutazione dei progetti di ripristino post-alluvione; le modalità operative ed i criteri di valutazione relativamente all'attività estrattiva; gli indirizzi in materia di patrocinio e di sponsor, il quadro delle iniziative di promozione; le valutazioni tecniche in materia di gestione delle risorse idriche all'interno del territorio protetto; le attività di collaborazione con le altre realtà protette regionali, nazionali ed internazionali; il progetto "Vallere", la creazione dei centri-visita; gli indirizzi relativamente alle aree demaniali, la proposta di nuova perimetrazione del territorio protetto, il progetto Corona Verde, la sottoscrizione di un Protocollo d'Intesa con le associazioni professionali agricole, le iniziative di carattere legale e di costituzione di parte civile, l'adesione e la partecipazione al progetto "Turismo Po".
Gli organi istituzionali
Si confermano gli orientamenti e gli indirizzi assunti in merito alla definizione delle competenze del Consiglio Direttivo, Giunta Esecutiva, Presidente ed organi tecnici dell'Ente.
Il Consiglio Direttivo intende operare con commissioni e gruppi di lavoro (in particolare in merito a materie quali la pianificazione del territorio e l'attività didattica, la fruizione e la promozione), cercando di favorire l'acquisizione e la divulgazione di conoscenze relative al territorio protetto, anche attraverso sopralluoghi, incontri, dibattiti e partecipazione ad iniziative di carattere scientifico e culturale.
La Giunta esecutiva struttura la propria attività per "deleghe".
Il Presidente ed il Direttore dell'Ente curano l'informazione al Consiglio Direttivo (atti deliberativi della Giunta Esecutiva, determinazioni dirigenziali, pareri espresse, vertenze legali, Conferenze di servizio, principali procedimenti in corso, ecc.).
Un programma di lavoro
Il completamento ed il coordinamento della pianificazione dell'area protetta, relativamente alle aree inserite all'interno del Sistema con la L. R. n. 65/95 (e con quelle delle quali si ritiene opportuno l'inserimento) e predisposizione di testi coordinati, ed integrati dai principali atti di indirizzo della Regione (circolari) e dell'Ente. Nel contesto degli studi e delle indagini territoriali, volte alla definizione della fascia di pertinenza fluviale e alla classificazione in "zone", si procederà ad estendere l'indagine anche la territorio circostante, al fine di acquisire elementi conoscitivi che possano contribuire a definire una perimetrazione del territorio protetto maggiormente conforme a obiettivi e finalità di tutela.
Predisposizione di un progetto speciale per Industria (una volta inserita l'intera area a vincolo archeologico all'interno del territorio protetto)
Collaborazione con le amministrazioni comunali per l'adeguamento degli strumenti urbanistici locali alle previsioni e alle Norme di Piano.
Prosecuzione delle iniziative avviate per definire i singoli e puntuali interventi per le aree inserite nei cosiddetti "ambiti", che rappresentano, spesso, le aree più critiche del territorio. Alla luce delle Norme e degli indirizzi di Piano, la definizione di questi interventi si ritiene debba avvenire attraverso una continua interrelazione e collaborazione, sia in fase progettuale che in fase gestionale, tra le amministrazioni comunali e l'Ente di gestione.
Definizione - d'intesa con gli Enti d gestione dei tratti cuneese e alessandrino-vercellese del Parco fluviale del Po e sentite le amministrazioni locali, Province e Regione - di norme regolamentari in merito agli interventi che richiedano modificazioni del territorio, in relazione a quanto disposto dalle Norme di Piano e dalle Circolari regionali, ed alle materie previste dalla legge-quadro nazionale
Collaborazione - tra amministrazioni locali, Province e Ente di gestione - nel campo della vigilanza, sia per quanto riguarda la polizia urbana e i guardaparco, sia per quanto riguarda il coordinamento dell'attività delle guardie ecologiche volontarie.
Sviluppo dei rapporti e della collaborazione tra Ente di gestione e rilevanti strutture di servizio che insistono sul territorio protetto o hanno con questo una stretta relazione (Po-Sangone, AAM, AEM, AMIAT, ENEL, ATIVA, TT, Coutenza Canali Cavour, FF.SS., ENEA, ANAS, ATIVA, Ordine Mauriziano, Autorità d'ambito, ecc.), al fine di un miglioramento complessivo delle situazioni ambientali dell'asta fluviale, con particolare riferimento a situazioni di indubbia criticità quali la discarica delle basse di Stura, le captazioni e derivazioni idriche, l'infrastrutturazione del territorio, le attività in atto e i progetti di sviluppo delle aziende (quali alta velocità, impianto di lagunaggio di La Loggia, invaso di Viù-Combanera, centrale ENEL di Chivasso, ecc.).
Definizione di criteri ed atti in merito al Piano pluriennale economico e sociale per la promozione delle attività compatibili (di cui agli artt. 14 e 25 della legge n. 394/91), partendo dal riconoscimento della complessità e delle caratteristiche morfologiche del territorio protetto, privilegiando forme di collaborazione e raccordo con le iniziative delle amministrazioni locali attraverso i Patti territoriali.
Nel quadro delle norme statutarie dell'Ente, che prevedono forme di partecipazione e di consultazione delle popolazioni e delle amministrazioni locali, definizione statutaria dell'Assemblea dei sindaci, costituzione dell'Associazione degli Amici del parco (prevista dalla legislazione regionale), coinvolgimento delle associazioni di volontariato operanti nel campo della protezione civile, dell'associazionismo ambientalista, delle categorie professionali, degli ex-consiglieri dell'Ente.
Individuazione di forme di coordinamento con gli Enti di gestione dei tratti cuneese e alessandrino-vercellese, per iniziative comuni nel campo dell'attività didattica e delle iniziative scientifiche e culturali; per quanto riguarda la predisposizione di Regolamenti di utilizzo e fruizione del territorio protetto e in merito alle norme procedurali; per la affermazione di una presenza unitaria dei tre Enti di gestione rispetto a Regione Piemonte, Autorità di bacino, Magistrato per il Po, ministeri nazionali, Sovrintendenza ai beni ambientali ed archeologici, CNR, Università.
Predisposizione di efficaci iniziative in campo didattico, rivolte a studenti e insegnanti e alle scuole di ogni ordine e grado (con le opportune specificità) e al mondo universitario, attraverso la predisposizione di centri-visita, percorsi e visite guidate, materiale informativo, strutture di accoglienza, ecc.. In questo quadro, occorrerà sviluppare una stretta collaborazione con le amministrazioni locali, l'IRRSAE, il CESEDI, gli organismi scolastici rappresentativi. le associazioni culturali e ambientaliste presenti e operanti sul territorio, privati.
Riappropriazione delle aree demaniali e ex-demaniali a usi e finalità di carattere pubblico, conformi alle finalità e agli obiettivi di tutela, con la predisposizione di programmi di intervento e di gestione, sia a carattere diretto, sia attraverso la partecipazione di operatori agricoli, di associazioni professionali agricole, di associazioni ambientaliste.
Predisposizione di materiale informativo e divulgativo, riguardante il territorio protetto e le sue peculiarità.
Disponibilità e impegno nell'individuare forme e gruppi di lavoro, in accordo con le amministrazioni locali, per l'esame e la risoluzione di problematiche comuni, in conformità con le indicazioni e le prescrizioni di piano. Settori di particolare significatività e rilevanza appaiono essere l'attività estrattive, la bonifica delle aree inquinate e degradate, gli orti urbani, gli usi impropri del territorio, la prevenzione, la pulizia delle sponde fluviali, la fruizione, la collaborazione per la predisposizione di progetti e per l'accesso ai finanziamenti.
Redazione degli altri strumenti di pianificazione previsti per il territorio protetto o sue parti dalla legge istitutiva o dalle leggi-quadro nazionale e regionale in materia di aree protette, quali i piani naturalistici e i piani di assestamento forestale, e predisposizione di strumenti di indirizzo nel campo delle tipologie edilizie, dell'inserimento paesaggistico, della verifica di compatibilità ambientale.
Impegno per la definizione, conforme alle finalità e indirizzi di tutela, di criteri e norme in merito agli habitat, agli ecosistemi, alla conservazione della biodiversità, per quanto riguarda flora e fauna (ivi compresa l'ittiofauna). Definizione delle integrazioni alle Norme di piano previste in merito alla gestione forestale; alla individuazione di alberi, alberature, filari e siepi campestri di valore paesaggistico-ambientale; alla tutela delle rotte di migrazione; ai ripopolamenti (anche in aree esterne al territorio protetto, ma aventi con questo relazioni ecosistemiche); ai risarcimenti dei danni arrecati dalla fauna selvatica; alla presenza in sopranumero di alcune specie (vegetali ed animali), e valutazione delle loro conseguenze sia con riferimento al territorio protetto ed agli habitat, sia con riferimento alle attività ed alla presenza antropica.
Relativamente alle attività ed al mondo agricolo: lavorare insieme, scambio crescente di informazioni e di conoscenze, predisposizione di progetti comuni, collaborazione finalizzata ad iniziative di sperimentazione ed alla ricerca di finanziamenti in materia di coltivazioni biologiche, di riduzione dell'impatto ambientale delle coltivazioni, di incremento di biodiversità del territorio, di tutela delle caratteristiche paesaggistiche del territorio agricoli, di qualificazione delle produzioni
Individuazione di forme di raccordo con l'amministrazione regionale e le sue politiche in campo agricolo, al fine - secondo gli indirizzi di piano - di una maggiore compatibilità dell'attività agricola, attraverso forme di incentivazione, supporto, informazione.
Una politica della manutenzione del territorio, secondo le indicazioni e gli indirizzi sv8iluppsati da parte dell'Autorità di Bacino, con particolare riferimento alla pulizia dei rii e dei canali, del reticolo idrografico minore.
Individuazione di forme di sponsorizzazione soffice e di finanziamenti da parte di imprese e privati, nel quadro degli obiettivi e delle finalità della legge istitutiva, per il perseguimento delle politiche e delle iniziative deliberate dall'Ente di gestione. Iniziative nel campo della divulgazione e dell'informazione in materia di detrazioni fiscali, previste dalla legge-quadro nazionale.
Impegno dell'Ente di gestione alla partecipazione e alla promozione di momenti di coordinamento e di elaborazione comuni con altri Enti di gestione (e strutture analoghe) operanti nel campo della tutela del territorio, a livello regionale, nazionale, comunitario e internazionale. In questo quadro, anche in collaborazione con progetti similari avviati dalla Regione Piemonte, sviluppo di forme di "gemellaggio", con particolare attenzione verso iniziative di tutela ambientale presenti nel sud del mondo, nel quadro di un risarcimento del "debito" da parte delle nazioni del nord del pianeta. Un impegno particolare per la ricostruzione e il ripristino di particolari ecosistemi, danneggiati o distrutti, nel territorio della ex-Jugoslavia e dell'Europa dell'est.
Impegno, all'interno della comunità piemontese, per la promozione e la diffusione di una politica e di una cultura di sviluppo sostenibile e ecocompatibile, sia attraverso autonome iniziative, sia attraverso la partecipazione a iniziative in questo campo, proposte e attuate da amministrazioni pubbliche, da Enti, associazioni, gruppi, da imprese e privati.
Impegno, in campo nazionale e internazionale, per una completa e tempestiva applicazione e attuazione delle Direttive e dei Regolamenti della Comunità europea, in materia di tutela paesaggistica e ambientale, di risanamento e bonifica e in campo agricolo e forestale.
Conferma del carattere di Centro per l'educazione naturalistica e ambientale dell'area attrezzata delle Vallere e della cascina, nel quadro del Disciplinare sottoscritto con la Regione Piemonte; integrazione della legge regionale in materia di utilizzo e fruizione dell'area attrezzata delle Vallere, con apposito Regolamento; rinaturalizzazione delle aree più prossime al fiume e graduazione delle forme di fruizione; definizione di un piano, d'intesa con la Regione, di manutenzione straordinaria e di ristrutturazione dell'area attrezzata e degli immobili esistenti.
Creazione e sviluppo di reti di fruizione didattica e turistica; predisposizione di percorsi ciclopedonali, che riguardino l'intera asta fluviale piemontese del Po; supporto all'agriturismo; centri didattici, espositivi e di documentazione. In questo contesto, assumono particolare rilevanza i progetti relativi all'area archeologica di Industria (in stretta collaborazione con la Sovrintendenza ai beni archeologici del Piemonte), alla gestione naturalistica dell'isolone di Bertolla, al recupero delle basse di Stura, alla riqualificazione dell'area della confluenza Orco, Malone, Po., alla gestione delle aree nei comuni di Cavagnolo e Brusasco, la gestione delle aree demaniali, i progetti relativi all'area del Molinello, in Comune di Moncalieri, all'area del Meisino e del galoppatoio militare, all'area della Riserva Naturale Speciale del Baraccone e dell'Isolotto del Ritano.
Rilancio del progetto di un "Museo del Po", con sua ubicazione a Casale Monferrato, punto di raccordo della conoscenza e della storia del fiume e delle popolazioni e amministrazioni piemontesi.
Riaffermazione di un notevole interesse da parte dell'Ente di gestione per una sollecita applicazione di quanto disposto dalla legge-quadro nazionale in materia di "aree contigue" e dalle recenti leggi regionali in materia di biotopi e di ecomusei, all'interno del territorio protetto o in aree a esso limitrofe, aventi relazione con gli ecosistemi dell'asta fluviale del Po e dei suoi affluenti (in relazione a progetti quali quello dell'ecomuseo del Freidano, della conservazione e tutela delle testimonianze di archeologia fluviale e industriale, della lavorazione della canapa, ecc.).
Decise iniziative nel campo della applicazione e della gestione della legge n. 36/94 e del Decreto Legislativo 152, relativamente alla tutela e salvaguardia delle disponibilità idriche e del loro utilizzo, all'interno dell'area protetta e nelle aree aventi con essa delle relazioni, Oltre che finalizzate a ricostituire, nei corsi d'acqua protetti, le condizioni minime di vivibilità degli ecosistemi attraverso il ritorno della disponibilità d'acqua necessaria alla conservazione e tutela degli ecosistemi protetti, queste iniziative potranno svilupparsi anche attraverso un raccordo con le Province e l'Agenzia regionale per la protezione ambientale (in particolar modo per la predisposizione dei Piani di tutela), il consorzio Po-Sangone. Un impegno costante per la tutela della qualità e quantità delle acque del Po e dei suoi affluenti, ivi compresi quelli non inseriti all'interno del territorio protetto. In particolare, occorre predisporre progetti specifici per alcuni scarichi puntuali e per le acque dei torrenti Banna e Chisola.
La navigabilità e la fruizione sportiva e ricreativa delle acque del Po: l'Ente ritiene opportuno - nel quadro di approcci compatibili e di attente verifiche delle ricadute ambientali - l'incentivazione di un utilizzo a fini sportivo-ricreativi (senza utilizzo di mezzi a motore, se non nei casi già attualmente previsti) dell'acqua del Po nel suo tratto metropolitano e al realizzazione di un sistema di navigazione pubblico, in coerenza con quanto recentemente definito in sede di Conferenza di Servizio (agosto 2000).
Elaborazione di iniziative di tutela e di pianificazione di aree golenali, di pertinenza fluviale o aventi rilevanza naturalistica, attualmente esterne al territorio protetto, coordinate con le amministrazioni locali, che abbiano attinenza con gli indirizzi e le finalità della legge istitutiva e delle norme di Piano.
Iniziative per giungere a dotare l'Ente di gestione del personale necessario, sia sotto il profilo numerico che sotto quello delle competenze e della professionalità, per l'assolvimento dei compiti di istituto e per le diverse iniziative deliberate dal Consiglio e dalla Giunta esecutiva: completamento della pianta organica, creazione di una rete di collaboratori, verifica dell'utilizzo di obiettori di coscienza, individuazione di possibili forme di convenzione o di raccordo con il personale delle amministrazioni locali, verifica della possibilità di attivare cantieri di lavoro, contratti di formazione lavoro, progetti connessi all'utilizzo - nel campo dei lavori socialmente utili - di personale in cassa integrazione e/o in mobilità.
Potenziamento delle iniziative in campo scientifico, in raccordo con la altre istituzioni scientifiche della regione e del paese e con il Centro di documentazione delle Vallere. L'Ente di gestione concorre alla conoscenza (e alla successiva divulgazione di questa conoscenza) relativa al fiume Po, ai suoi affluenti, al bacino, agli ecosistemi fluviali.
L'attenzione e l'utilizzo dell'informatica. Il sito Web, all'interno di Parks in Italy come elemento di conoscenza del territorio (dati di conoscenza geomorfologica, dati relativi alla legge istitutiva ed alla pianificazione del territorio protetto, dati di conoscenza relativi alle portate, alla qualità delle acque, alla storia del fiume e delle fasce fluviali, links riguardanti la realtà delle aree protette, l'Autorità di Bacino, i principali enti e strutture che si occupano del fiume) e delle iniziative ed attività dell'Ente. |